da Simone Zambelli
Risposta al Consigliere Stefano Pavesi sulla commemorazione del 25 aprile
Leggo un post di Stefano Pavesi in cui mi si accusa di avere fatto una commemorazione ‘tragicomica e settaria’ del 25 aprile per essere stato immortalato a pugno chiuso.
Farsi dare del tragicomico e settario da un esponente di un’organizzazione come lealtà e azione che ha tra i riferimenti culturali Leon Degrelle ex SS e negazionista è quantomeno ridicolo.
Come ridicolo è attaccare un gesto, usandolo come pretesto per attaccare, in realtà, una commemorazione, che per molti nostalgici di quel periodo ignobile della nostra storia, risulta indigesta.
In fondo questo attacco mi rassicura perché c’è ancora un po’ di vergogna e di pudore anche in chi si ammanta di retorica da ventennio.
Venendo al gesto, vorrei ricordare al consigliere Pavesi che quel gesto non è soltanto un gesto di saluto socialista o comunista, è simbolo di unità e solidarietà dei deboli (le singole dita) che unite diventano potenti.
È il simbolo usato da chi lottava contro il franchismo durante la guerra civile spagnola, è il simbolo di chi lottava in Cile contro la dittatura di Pinochet, è il simbolo usato da Mandela nella sua lotta contro l’Apartheid, è il simbolo usato sul podio dai corridori afroamericani per la battaglia per i diritti civili.
È il simbolo di valori democratici, quei valori per i quali, in Italia, migliaia di giovani hanno dato la vita durante l’occupazione nazista.
Quando verrete, al prossimo 25 aprile, a omaggiare i martiri di piazzale Accursio, quando verrete a commemorare i martiri della resistenza, sarò lieto di aprire quel pugno per stringervi la mano.
Foto da Piazzale Accursio



