Giulio Furlai (Omero)

Giulio Furlai (Omero)
Giulio nasce a Milano vicino a P.le Susa e abita ancora lì quando nel luglio del 1944, deve presentarsi (pena la morte) alla chiamata di leva. È inviato a Venaria Reale (TO) in aeronautica, dove rimane per meno di un mese. E’ uno dei 33 avieri che, dopo una serie di contatti con i partigiani di Torino, assieme al loro comandante tenente Luigi Beria, occupano la loro caserma e vi rinchiudono chi non li appoggia. S’impossessano di armi, munizioni, viveri e sigarette. Caricano tutto su tre camion e si dirigono verso la Val di Lanzo, dove si uniscono alla 77° brigata Garibaldi agli ordini del leggendario comandante Battista Golio “Titala”. La brigata è composta di circa 600 uomini. “Omero” è il nome di battaglia che si sceglie. E’ l’inizio di un periodo di stenti, fame (si nutrono quasi solo di castagne), camminate e combattimenti per tutta la Val d’Aosta.
Nei giorni 10 e 11 agosto hanno luogo gli scontri più cruenti della battaglia di Ceresole Reale. I partigiani sono presenti con 485 uomini delle brigate 54°,77°, 49° e 20°, con la 4°divisione Garibaldi e la 5° divisione Alpini. I nazifascisti hanno circa 1.800 uomini tra il San Marco, la X Mas, i volontari francesi, la Brigata Nera, forze tedesche e quadri comando. Sulla mulattiera del Re avviene lo scontro principale, un centinaio di uomini della 77° brigata fronteggia tra gli spari le colonne nemiche, resistendo sino alla morte del loro comandante Titala. Giulio ha un timpano danneggiato. Dopo la morte di Titala, il Comando Partigiano ordina il ripiegamento. Arrivano altri Garibaldini della 77°. Si raccolg

ono i feriti, le armi e dopo avere affidato il corpo del comandante Titala al custode del cimitero, si passa la diga verso la Val di Lanzo.

Il 16 agosto i giornali del regime saranno costretti ad ammettere il ferimento di Pavolini, del principe Borghese e del federale di Torino.
Tra rastrellamenti e combattimenti il movimento partigiano riesce a mantenersi attivo e a superare l’inverno tra il ’44 e il ’45.
Giulio si nasconde in una grotta, dove osserva passare sul sentiero i fascisti. Un po’ più a valle, è fermato da due agenti in borghese ai quali racconta di essere solo uno sbandato. Creduto è portato a Torino, poi a Monza e nel gennaio del’45 si fa più di 1.000 Km su un carro bestiame sino a Zwickau, in Germania. Riesce a fuggire e si nasconde presso una sig.ra tedesca, Katarina. Ogni giorno vede oscurarsi il cielo sopra di lui per le centinaia di aerei che vanno a bombardare Dresda. A Zwickau ci sono 5 depositi di viveri dell’esercito tedesco e lui riesce a prelevarne una parte e a distribuirla alla popolazione. Il 7 maggio del ’45 la Germania si arrende, Giulio si trova nella zona russa. Dopo il doloroso addio a Katarina si rifà i 1.000 Km (in gran parte a piedi) e rientra a Milano. Qui apprende che il suo tenente Luigi Beria e tre suoi compagni di lotta, Antonio Brega, Mario Fusani e Renzo Eli (“con una bellissima voce ci cantava le canzoni partigiane” ricorda), fucilati, sono rimasti sulle montagne. Con il permesso dai parenti si reca dal sindaco Greppi, ottiene 4 bare e un camion e parte per la Val di Lanzo. Riesce a riportare le salme a Milano. I funerali si tengono in Piazza Novelli, poi vengono sepolti al cimitero Maggiore nel “campo della gloria”. Tessera ad honorem dell’A.N.P.I., ci lascia il 12.8.2016. (Video-https://youtu.be/anghOCkQAxA)