All’interno di un percorso di riflessione sulla storia, gli studenti della Classe III H dell’I.C.Borsi di Milano, guidati dalla prof.ssa Grazia Valente, hanno approfondito la tematica della Resistenza e del valore che ancora oggi riveste il 25 Aprile, data fondante della Repubblica italiana.
Come farlo in questo periodo di quarantena? Libri, filmati, canzoni, incontri virtuali con scrittori.
Fare scuola al tempo del Coronavirus ci ha, infatti, portato a esplorare nuove modalità di incontro.
E’ nata così l’idea di chiedere a Valter Molinaro di presentare il libro Fiamma partigiana all’Alfa Romeo di cui è autore insieme a Tatiana Bertolini.
La Didattica a Distanza ( DAD), che stiamo inventando in questi giorni, ha reso possibile incontrarci su una piattaforma e condividere l’interessantissima storia della partigiana Fiamma e dell’Alfa Romeo nel periodo fascista e negli anni della Resistenza.
Dalla voce di Valter hanno preso vita le tante storie di operai dell’Alfa Romeo, abbiamo sentito le bombe cadere sulla città, le azioni delle staffette, il coraggio ancora più forte della paura di essere catturati, la crudeltà delle torture, lo sferragliare dei treni diretti verso i campi di sterminio.
Non una lezione di storia, ma una lezione di vita.
Educare i giovani alla memoria vuol dire mantenere la bussola per andare incontro al futuro, con i piedi ben piantati nel passato.
Questo è il senso del presente contributo al progetto “Fare Memoria… Oggi”

L’8 settembre la delegazione di fabbrica incontra il prefetto
Antonietta Romano e la Resistenza
Partigiana Fiamma. Antifascismo e Resistenza all’Alfa Romeo
Il diario della Partigiana Fiamma e la Resistenza all’Alfa Romeo
Prefazione di Roberto Cenati
Presidente ANPI Provinciale Milano
Il Libro ha il grande merito di approfondire la storia dell’Alfa Romeo attraverso le testimonianze di operai e impiegati che lavoravano al Portello, intrecciandolo con le vicende umane di Antonietta Romano, che partecipò attivamente alla Resistenza con il nome di battaglia “Fiamma”.
Di grande importanza fu il ruolo svolto dalle fabbriche di Milano e dell’area industriale di Sesto San Giovanni negli scioperi del marzo 1943 e nel grande sciopero generale del marzo 1944 che costò la deportazione di centinai di lavoratori nel lager nazista di Mauthausen e nei suoi numerosi sottocampi.
La Resistenza italiana si è caratterizzata, infatti, per una sua particolare complessità.
Non è stata solo delle partigiane, dei partigiani del Corpo Volontari della Libertà che agivano nelle montagne e nelle città, ma di quelle unità italiane che cancellarono la vergogna del fascismo, che combatterono e caddero nelle isole dell’Egeo, a Cefalonia, a Lero, a Rodi; dei militari italiani catturati dopo l’8 settembre 1943, deportati nei lager tedeschi (furono complessivamente 650.000, 50.000 dei quali non fecero ritorno) che preferirono la prigionia alla promessa di rientrare in Italia, subordinata alla loro adesione alla Repubblica di Salò; degli oppositori politici al regime nazifascista, dei lavoratori deportati nei campi di concentramento a seguito dei grandi scioperi del novembre – dicembre 1943 e del marzo1944; degli ebrei che videro spegnere la propria vita nei campi di sterminio nazisti. È stata una Resistenza armata e non armata.
Notevole e di grande peso fu la partecipazione delle donne alla lotta di Liberazione che conquistarono il diritto di voto, di cui erano prive, militando nelle file della Resistenza italiana.
Nell’Alfa Romeo, anche nei momenti più duri, la Resistenza aveva messo profonde radici.
Lì nacque il primo giornale di fabbrica “La Scintilla” ad opera di Milano Cislaghi. In concomitanza con le avventure militari del fascismo l’azienda fu adibita quasi esclusivamente alla produzione bellica, in particolare di aeroplani, di motori per aviazione e di carri armati. La disciplina all’interno dello stabilimento assunse carattere militare: le condizioni dei lavoratori si fecero sempre più dure e le agitazioni operaie, dapprima sporadiche, andarono gradualmente intensificandosi, fino a sfociare negli scioperi del marzo 1943 e in quello generale del marzo 1944.
Antonietta entra giovanissima, all’età di soli 16 anni, all’Alfa Romeo, grazie alla sua conoscenza del tedesco, e ben presto viene in contatto con una segretaria di Direzione collegata alla Resistenza. Fu quella la scintilla che determinò l’ingresso di Antonietta nei Gruppi di Difesa della Donna, nel movimento dei Comunisti Cristiani e nella ₁₁₁° Brigata Garibaldi Sap che agisce nella zona Sempione di Milano. Suo compito non è solo quello di distribuire la stampa clandestina e agire all’interno del suo luogo di lavoro, ma anche quello di tenere i collegamenti con le altre fabbriche, di consegnare medicinali ai partigiani in montagna, di spiare l’attività dei tedeschi, di incontrarsi con altre donne per convincerle ad opporsi al regime nazifascista e alle deportazioni.
Nori Brambilla Pesce sottolineava sempre che a differenza di molti uomini che scelsero di andare in montagna per sottarsi all’arruolamento nell’ esercito di Salò, nessun obbligo militare costringeva le donne a una scelta di parte. La partecipazione alla Resistenza, alla quale migliaia di donne furono spinte per la loro avversione alla guerra voluta dal fascismo e alle sofferenze da essa provocate, costituì, per loro, l’occasione di affermare quei diritti che il regime aveva sempre negato, come la parità uomo-donna e il diritto di voto. Mai come in quei venti mesi le partigiane si sentivano pari agli uomini. Fu proprio sul giornale “ Noi Donne” dei Gruppi di Difesa della Donna che Nori lesse per la prima volta la parola “Emancipazione”.
Fu questa la scelta coraggiosa della partigiana “Fiamma” che viene raccontata nelle straordinarie e freschissime pagine del suo diario, per motivi di sicurezza interrotto negli anni della clandestinità e poi ripreso dopo la sconfitta del nazifascismo.
All’indomani della Liberazione Fiamma non si riposa perché il suo pensiero corre all’Italia devastata dal ventennio fascista. E come tantissime donne, diede un contributo straordinario alla rinascita di Milano anche sotto il profilo della riaffermazione del diritti rivendicati, nel corso della Resistenza, nelle piattaforme dei Gruppi di Difesa della Donna. In data 10 maggio 1945 scrive sul suo diario “Liberi è possibile? È vero? Dopo due anni di barbarie nazifascista, dopo venti anni di vita latente, è possibile essere usciti da un così orrendo stato di cose? Ma, come una minoranza di volenterosi, di veri figli dell’Italia, ha saputo svincolarsi dai tentacoli del fascismo, anzi, attraverso la morte e un’infinità di sacrifici e orrende torture, giungere alla soppressione del diabolico fenomeno che è stato il nazifascismo, così oggi possiamo dire: attiviamoci tutti, ricostruiamo, anzi costruiamo con tutte le nostre forze intellettuali e materiali, una civiltà nuova, una gente nuova, una Patria che sia, dopo tante peripezie, nuova, grande e dignitosa. E teniamo sempre presenti il sacrificio di quelle giovani vite che sono state vittime della barbarie nazifascista, indelebile sia il ricordo dei campi di concentramento di Buchenwald, di Mauthausen, dei Quindici Martiri di Piazzale Loreto, delle Brigate Clerici e Clementi, della Villa Triste, e ogni nostro sacrificio, ogni ostacolo che troveremo sulla via della costruzione sarà superato”.
Conosco da tanti anni Antonietta e ho sempre apprezzato la sua passione, il suo entusiasmo, il suo impegno sociale, la sua straordinaria attenzione dedicate alle giovani generazioni, alle quali fare conoscere cos’è stato il nazifascismo e quali tragedie ha provocato in Italia, in Europa e nel mondo intero.
Costante è stata la presenza di Antonietta nelle scuole, dove si è sempre recata con il suo diario e con tantissimi fogli sparsi per raccontare la sua storia, ma soprattutto per richiamare gli ideali della pace, della solidarietà, della realizzazione di un mondo migliore per i quali tante donne e uomini hanno combattuto durante la Resistenza.
Viviamo in una fase difficile, caratterizzata da una sempre più pericolosa deriva razzista, xenofoba, antisemita e da un crescente clima di intolleranza.
La testimonianza di Antonietta, la pubblicazione del suo diario, del libro che ricostruisce puntualmente le vicende dell’Alfa Romeo, sono strumenti preziosi per contrastare l’anestetizzazione delle conoscenze e l’indifferenza di una società che sembra vivere solo nel presente e che si gira dall’altra parte di fronte alle sofferenze del proprio prossimo.

